Architettura per parti (Gianfranco Moneta, Logica e complessità dell'Architettura)
Modi organizzativi delle parti

1 L'accostamento tra le parti
2 La compenetrazione tra le parti
3 La traslazione, la rotazione, la
sottrazione delle parti
Modi organizzativi

1 - L’accostamento tra le parti (elencazione, duplicazione,
connessione)
Quando la parte si accosta ad altre parti si stabilisce un’interdipendenza, un
legame e quindi una relazione sotto forma di un principio linguistico.

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2 - La compenetrazione tra le parti. (Sovrapposizione,
stratificazione, frammentazione delle parti).
Elementi linguistici noti, dotati di forte permanenza nella storia, sono
materiali “convenzionali”; il loro “ri-utilizzo” garantisce la continuità
storica del nuovo progetto. Allo stesso tempo l’innovazione è assicurata dalla
“non convenzionalità” del riuso del materiale noto;

Tutte quelle infinite forme combinatorie che derivano dalla compenetrazione
delle parti sono mentalmente pensate come “mobili” su assi di scorrimento non
paralleli, (e quindi virtualmente disposte ad intersecarsi), realizzano una
forma organizzativa di straordinario interesse formale.
Nella nuova unità
risultante ciascuna parte conserva la sua identità e - allo stesso tempo
contribuisce a costruire un’unità superiore: la frase. Inoltre, tutti gli
archetipi, in quanto interni alla processualità storica, sono soggetti di
trasformazione; da intendersi questa come forma incessante del riuso.
Il tempo
nel progetto diviene quindi un principio valido ed utilizzabile; il progetto può
prevedere fasi temporali distinte, ciascuna delle quali viene espressa da una
distinta morfologia progettuale e quindi da una ben individuata forma. Il tempo
necessario alla costruzione della città viene così “catturato” dal progetto di
architettura che lo fa suo, nella dimensione sincronica di un "nuovo progetto”.

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3 - La traslazione, la rotazione, la sottrazione delle parti.
L’organizzazione delle parti mediante assi ordinatori rinvia ad esigenze di
forte strutturazione e quindi di stabilità. Quando le parti vengono intersecate
e compenetrate le une nelle altre.
Alcune di esse cedono proprie parti a
vantaggio di altre che vengono a costituire strutture più “forti” delle prime,
dando vita ad un processo di frantumazione controllata delle parti: la
sottrazione.
Al contrario esiste un campo pressoché infinito in cui le forme si
dislocano senza particolari affinità di tipo geometrico, oppure attraverso
volute negazioni di qualunque geometria di base. Il tutto all’insegna di una
instabilità dell’insieme, che senza rinunciare alla forma (e quindi senza cadere
nella casualità) afferma con forza valori non razionali, volutamente non logici.
Traslazioni e rotazioni mettono maggiormente in risalto - nella composizione -
la forza delle forme archetipe, cioè “immagini che prima ancora di appartenere
alla nostra storia di uomini appartengono al preconscio... immagini che ci
sembrano familiari anche se non le abbiamo mai viste.”
Gli archetipi, le
strutture invarianti della nostra storia e della nostra mente, rappresentano
spesso i perché dell’architettura troppo spesso ridotta ai formalistici problemi
del come.

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